Sognando!

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Scivolare all’improvviso dal calduccio del proprio letto nell’acqua gelata di una grande piscina. Era il giardino di una splendida villa d’epoca Toscana, uno di quei dettagli che nei sogni si sanno e basta, senza che siano stati svelati da alcunché. C’era molta gente, molte coppie e ragazze particolarmente attraenti dai capelli lunghi e scuri, ma nessuno che io conoscessi, apparte il mio Padrone. La nebbia avvolgeva le fronde degli alberi, permettendo di scorgerne soltanto i tronchi che sembravano corpi nudi, senza volto, contorti e piegati su se stessi, in un misto di piacere e dolore. L’atmosfera era carica di un erotismo inquietante e avevo l’insana certezza, che qualcosa, di lì a poco sarebbe accaduta.

Mi girai e alle mie spalle comparve un uomo dall’aria poco rassicurante. Non riuscivo a focalizzarmi su nessun dettaglio del suo corpo, fatta eccezione che per gli occhi, profondi, scuri e magnetici. Era uno sguardo terribilmente sadico e ipnotico, dal quale, per nessuna ragione al mondo mi sarei potuta sottrarre. Sorrise al mio Padrone, un sorriso d’intesa, e poi mi disse che avevo dieci secondi di tempo per fuggire di lì, o mi avrebbero torturata e violentata. Tra quelle parole e l’inizio del conto alla rovescia non mi lasciò neppure il tempo di un respiro.
10….9…..8….
i secondi scorrevano, ed io restavo immobile, in attesa.
7….6….5…
cercavo di concentrarmi sul tono della voce. Decisamente FERMO…come le sue mani immaginai…
4….3….
il tempo di uno sguardo furtivo al mio Padrone. Cerco il Suo assenso. i Suoi occhi che mi guardano con lussuria e crudeltà.
2….
si avvicina. Si avvicinano entrambi.
Lo sconosciuto davanti. Il mio Padrone mi raggiunge alle spalle.
1…
Time out.
Tempo scaduto…
Anche se non ho mai pensato di fuggire, neppure per un istante, non ho più alcuna via di scampo.
Il mio Padrone mi afferra per i capelli, strattonandomi e tirandomi la testa all’indietro. I seni sporgono appena dall’acqua, sento inturgidire i capezzoli. Sono esposti ed ho freddo. Anche la gola lo è. Fatico a respirare.
Arriva un colpo. Dritto in volto. Troppo forte per pensare.
un’altro. e ancora un altro.
Sono le mani dello sconosciuto che si fanno strada nel mio perverso mondo…
decise, proprio come le avevo immaginate.
Vorrei guardarlo mentre lo fa, ma non riesco.
La mano ancora libera del mio Padrone si fa strada tra gli slip del mio costume,
lo arrotola un pò, e tirandolo, mi ficca un pò di stoffa tra le chiappe,
gioca così per qualche istante,
poi d’improvviso lo scansa e m’infila due dita nel culo facendomi gridare per la sorpresa. Un grido, una boccata d’aria fresca e mi ritrovo la mano con cui mi teneva i capelli dritta a soffocarmi e scoparmi la bocca. Con il braccio intorno al collo e la mano che si fa strada sino in gola, mi solleva quasi, offrendomi completamente all’altro uomo, che finisce per concentrare le sue attenzioni sul mio seno.
Colpi violenti e metodici.
seno destro. Poi sinistro.
Poi di nuovo al volto.
e di nuovo ai seni.
sono stordita. La testa gira terribilmente, l’eccitazione è alle stelle,
ma non ho neppure più la forza di fiatare. Posso solo abbandonarmi a quella violenza, a quel piacere sottile che è in fondo ad ogni picco estremo di dolore.
Le dita escono dal mio culo. La sensazione è di bruciore e di gelo che ti invade nel profondo. Penso che vorrei essere lasciata in pace, e rinnego il pensiero nell’istante stesso in cui nasce. La realtà è che vorrei continuassero all’infinito, fino ad annullare ogni briciolo di desiderio ed eccitazione che ho. fino a spaccarmi il culo e farmi sanguinare.
Non devo aspettare molto affinché questo accada. Il mio Padrone mi strappa le mutandine di dosso, e mi riempie nuovamente il culo, questa volta con il Suo cazzo.
La Sua eccitazione è notevole. Violenta e grossa.
Mi scopa in maniera animalesca come non ha mai fatto, mentre continua ad offrirmi al Suo compagno di giochi che non smette di colpirmi ovunque.
Mi sbatte sino ad inondarmi le budella del Suo piacere, mi stringe forte al Suo petto,  ricordandomi a chi appartengo, poi mi lascia scivolare in ginocchio sott’acqua, priva di sensi….e da lì, di nuovo nel mio letto caldo a sperare, che qualcosa di simile, un giorno possa davvero accadere.

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Geisha, puttana e artista.

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Sarà che ho sempre detestato il famoso detto “chi si accontenta gode”, sarà che da me stessa esigo e sogno una donna perfetta da regalare (lungi da me dall’esserlo però…), sarà che amo le sfumature, i dettagli, le emozioni intense, ma ciò che anelo è poter racchiudere in me, almeno queste tre figure: di geisha, puttana e artista. Mescolare la dote di saper intrattenere il proprio uomo con eleganza ed intelletto, a quella di riuscire a farlo godere come la più sporca delle puttane di strada sfiorando i labirinti più volgari del sesso senza per questo divenire volgare, in un’astrazione artistica che ci renda al di sopra di ogni semplice vizio umano. RenderLo orgoglioso di me, fiero di avermi al Suo fianco, ed ai Suoi piedi ogni qual volta lo desidera, ma soprattutto Soddisfatto, perchè non c’è nulla di più bello al mondo dei Suoi occhi scuri appagati e colmi di lussuria.

Sono convinta che il sesso sia un’arte, e la creatività ci rende eternamente vergini. Si può scopare mille volte, e far si che ognuna, sia la prima.
Poi c’è il dolore, ci sono i segni, nel corpo di una schiava a renderlo sempre una prima volta…forse anche più intensa!

Fantasie in prestito…

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…ebbene si, sono caduta nella rete dei lettori del chiacchieratissimo romanzo erotico “cinquanta sfumature di grigio – nero e rosso”. Assolutamente non scandaloso, a mio parere, assolutamente non anti-femminista, violento, o esagerato anzi…mi sarei spinta ben oltre al posto dell’autrice, neppure ben scritto, ma piacevole, scorrevole, ed a tratti anche eccitante.
Non è del libro, però, che volevo parlare oggi, bensì di una fantasia che mi ha colpita come un fulmine a ciel sereno che sta divenendo una vera e propria ossessione e che mi permetto di prendere in prestito da esso, almeno in piccolissima parte. L’idea è quella di essere, come sempre, a disposizione delle voglie del mio Padrone, legata su di una sedia, bendata, e magari riempita a dovere in entrambi i buchi, con in più un bell’affondo nella musica, con ipod o cuffie, che possa impedirmi di udire e prevedere le Sue mosse. Nel libro il questione il pezzo era “Spem in Alium” di Thomas Tallis, incredibilmente avvolgente con i suoi cori a 40 voci, ma potrebbe andar bene qualsiasi altro pezzo abbastanza “forte”, classico, e profondo da farmi perdere nell’emozione del suono.
L’idea della paura che una tale cecità sensoriale mi provoca, l’essere totalmente nelle Sue mani senza un briciolo di coscienza, è qualcosa di indescrivibilmente eccitante.
L’attesa, la speranza e la paura di essere colpita, picchiata, presa, senza sapere dove, quando o come…mi fa bagnare al solo pensiero! Immobile e inerme oggetto del Suo piacere.

Sindrome di Rubens

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Capita, a volte, di ritrovarsi in un luogo dal grande valore artistico e scoprirsi improvvisamente eccitati senza capirne bene la ragione. Palazzi sontuosi, dalle spesse mura di pietra, ma ancor più, Castelli dalle numerose segrete, con corridoi lunghi e oscuri, custodi di chissà quali antichi segreti, composizioni musicali complesse e profonde, sortiscono in me, quasi sempre, questo effetto. La bellezza intensa di alcune opere del passato mi sconvolge i sensi, lasciandoli aperti e sensibili come nervi scoperti. 
Da sempre ho assaporato e goduto di queste particolari sensazioni, senza però riuscire a dargli un nome o una qualche collocazione nella mente che potesse spiegarmi il fenomeno. Poi, pochi giorni fa, navigando in rete a caccia di letture interessanti ho scoperto un libro dal titolo “Sindrome di Rubens” e come per magia mi si è aperto un mondo nuovo: “decisamente poco nota, ma assai intrigante, la Sindrome di Rubens che prende il nome dal pittore fiammingo del XVII secolo Pieter Paul Rubens, è una sorta di impulso sessuale che comporta ai visitatori un travolgente ed irresistibile desiderio erotico all’interno di determinati palazzi o di fronte a certe opere d’arte. Lo stato d’ animo che si crea nel consumo tranquillo di un capolavoro predisporrebbe a questo tipo di incontri. Secondo gli esperti, il fenomeno è riconducibile a quanto diceva Freud, ossia che scoprire il mondo fa eccitare e trovarsi di fronte ad un’opera d’arte provoca un’eccitazione legata alla percezione estetica dell’immagine. In altre parole si tratta di una seduzione culturale che attiva nel fruitore anche meccanismi erotici.”
E come dargli torto? Come non desiderare un amplesso che possa (con)fonderci con la perfezione di una qualche forma d’arte annullando così, per qualche istante, ogni limite spazio-temporale?
A questo punto, non mi resta che procurarmi il libro e sognarci un pò su…

Ennesimo…inizio.

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…perchè in fondo, il desiderio di perdersi non muore mai.
Affondare cosce e mente in un fitto sottobosco che sa d’abbraccio graffiante,
voci e sospiri, rose e spine.
Un umido, inebriante, velo di nebbia a (s)coprire il sesso.
Un inno al mio Padrone,
sempre presente oltre la pelle, oltre le parole,
oltre “al detto” e “al non detto”,
ed un inno all’opera di Thomas Tallis, “Spem in Alium”,
divenuta ormai la perversa compagna d’ogni mia fantasia,
con quaranta voci a soffocare i passi di Lui tanto agognati.
La musica…l’assalto…la presa violenta ed inaspettata:
la Perfezione!